venerdì 1 novembre 2013

Sintesi ragionata di: L'ideologia della borghesia industriale nell'Italia liberale, G. Baglioni (Einaudi, 1974)



 di L. Amendola, 2013



Il testo si propone di individuare l'ideologia della borghesia industriale italiana negli anni dall'Unità d'Italia fino alla prima guerra mondiale. L'ideologia è intesa come la rappresentazione che un gruppo o classe sociale formula di sé in ordine alla sua funzione e in rapporto agli altri gruppi. L'obiettivo di tale formulazione consiste nella generazione di concrete norme sociali, nella coesione del gruppo e nella identificazione dei propri valori. La formulazione di una ideologia è, tra l'altro, presupposto necessario alla creazione di scuole, formazione, socializzazione ed è anche necessaria per sviluppare una concezione dello Stato.



Il testo di Baglioni è in sostanza la prima indagine su questo argomento in Italia. Come tale, la ricerca ha cercato di identificare tutta la letteratura primaria disponibile (giornali dell'epoca, indagini parlamentari, testi aziendali, etc).

La tesi centrale è che la borghesia industriale italiana abbia attivamente cercato la protezione delle classi egemoni tradizionali (l'aristocrazia, il latifondo, i banchieri e la finanza, la burocrazia statale, l'esercito e la polizia, la Chiesa) senza mai sfidarle apertamente ne' cercare di proporsi come nuova classe egemone. In sostanza, non ha mai cercato di rinnovare profondamente lo Stato ne' di prenderne le redini, ma si è alleata con le classi tradizionali (in teoria sue antagoniste) al fine di mantenere i propri privilegi, di controllare i lavoratori, di combattere la legislazione sociale (specie in epoca giolittiana, 1902-1913), di innalzare barriere protezionistiche. Questo atteggiamento è in profondo contrasto con quello della borghesia nei paesi anglo-americani.

Seconda tesi, solo accennata: dopo Giolitti, che aveva cercato di mantenere lo Stato neutrale di fronte ai sempre più frequenti contrasti tra imprenditori e operai, la borghesia industriale teme di non poter più riuscire a proteggere efficacemente i proprio interessi. A questo punto, gli elementi di liberalismo vengono sopraffatti da quelli più conservatori e la richiesta allo Stato di protezionismo e di controllo sociale autoritario si fa sempre più pressante. Questo, secondo l'autore, fu il preludio all'adesione entusiastica della borghesia al fascismo.

Nella seconda parte del libro, vengono affrontati una serie di case studies . Tra questi, il capitalismo milanese visto attraverso l'esperienza di Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera, in particolare i contrasti con Giolitti. Albertini si erge esplicitamente a difensore della ricca e dinamica borghesia milanese, contro uno Stato romano corrotto e socialisteggiante (di cui Giolitti rappresenta l'epitome), verso cui c'è una profonda sfiducia ma nessun desiderio di prenderne il posto, purché lo sviluppo economico resti libero da impacci e regolamenti.
L'esperienza di Alesseandro Rossi, fondatore delle Lane Rossi Vicenza, esempio di industriale moderno, innovatore, creatore di un welfare state privato per i suoi operai, attivo in prima persona anche in politica (fu senatore) ma estremamente attento a difendere la fabbrica da ogni interferenza statale: lo Stato deve solo permettere all'imprenditore di comandare liberamente per il bene della fabbrica e degli stessi operai, ma non deve creare una dannosa legislazione sociale.


Baglioni introduce due schemi classificativi, uno relativo alle modalità di industrializzazione, uno relativo alle ideologie.

Classificazione 1
Modalita' di industrializzazione

A
industrializzazione guidata dalla nuova classe degli imprenditori. Gli imprenditori, classe emergente, sfidano lo Stato e le classi tradizionali (nobilita', latifondisti) imponendo un superamento dell'ordine tradizionale. Esempi: UK, USA
B1
industrializzazione guidata dallo Stato e dalle classi dominanti tradizionali. Esempi: Germania, Giappone, Russia
B2
industrializzazione guidata dalle classe borghese/mercantile in accordo e con la protezione dello Stato e delle classi tradizionali. Esempi. Francia, Italia


In generale, la tesi centrale è che la borghesia nei Paesi di tardo capitalismo hanno bisogno di allearsi con lo Stato (e quindi con le classi che lo controllano) per instaurare un protezionismo efficace e difendersi dalle proteste e richieste degli operai. Questa allenza può avvenire perchè è lo Stato stesso che promuove il capitalismo industriale (B1) o perché la borghesia, pur attiva e dinamica, si allea con lo Stato (B2). In questo secondo caso, la borghesia offre sviluppo economico e garanzia di lasciare il potere politico alle classi tradizionali in cambio di protezione, commesse, finanziamenti, moderazione nella legislazione sociale e controllo dei sindacati.

Classificazione 2
Ideologie della borghesia imprenditoriale

Prime fasi dell'industrializzazione:
I Ideologia della dipendenza o paternalismo
fondata sui rapporti sociali/politici
tipico dei Paesi B1
II Ideologia dell'autonomia o dell'individualismo
fondata sui rapporti di produzione
tipico dei Paesi A
legami con l'etica protestante
letteratura smilesiana di self-help (da Samuel Smiles)

Avanzate fasi dell'industrializzazione:
III Ideologia degli ideali superiori (nazionalismo, fervore religioso, militarismo, saintsimonismo)
fondata sui rapporti sociali/politici
tipico dei Paesi B1
saintsimonismo in Francia: socialismo nazionalista, protezionismo, utopia
tipico del capitalismo di area milanese
IV Ideologia della collaborazione
fondata sui rapporti di produzione
tipico dei Paesi A (dove si declina in Taylorismo)
e dei Paesi B2 (nelle varie forme del pensiero cristiano-sociale, corporativismo, tipico del capitalismo area torinese)


L'evoluzione dei vari Paesi tra le ideologie, spesso coesistenti in qualche misura nelle stesse epoche di uno stesso Paese, avviene in maniera complessa. Per l'Italia, la tesi dell'autore è che la fase paternalista, dai primi anni dell'industrializzazione fino al giolittismo (esemplificata da A. Rossi) è seguita dalla fase degli ideali superiori, in particolare il nazionalismo della prima guerra mondiale e il fascismo.

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